Commercio, alla ricerca di un equilibrio perduto

Si espandono gli ipermercati, chiudono i negozi di vicinato

Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione le Regioni hanno competenza esclusiva nel settore del commercio. E’ dunque a livello regionale che si decidono le politiche per il settore distributivo.

Il sistema lombardo è cresciuto negli ultimi anni in modo squilibrato, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo.

La Lombardia si conferma la regione italiana con il maggior numero di supermercati e ipermercati. Già nel 2002, per i supermercati con superfici sopra i 2500 mq eravamo sopra il livello medio italiano del 98% e sopra il 122% per i grandi ipermercati. E il tasso di crescita della grande distribuzione è stato in Lombardia nel 2003 più alto che nelle altre regioni europee

Intanto i negozi di vicinato nei centri delle città, nelle periferie, nei piccoli comuni di montagna e pianura sono in difficoltà e la media distribuzione è sottodimensionata. Dal 2000 al 2002 sono diminuiti del 4,39% i negozi di vicinato (-3.479). E nel 2003 il calo continua.

I dati dimostrano che l’espansione del sistema distributivo è avvenuta senza regole e che la chiusura dei negozi di vicinato e la presenza sul territorio della piccola e media distribuzione non è stata per niente governata. Regioni, province, comuni hanno responsabilità di quanto successo.

La Regione, perché si è dotata di strumenti di programmazione inefficaci; le Province sono arrivate tardi con i PTCP, e anche quando li hanno approvati non hanno, in diversi casi, affrontato il tema della collocazione dei grandi centri commerciali; i Comuni non hanno adeguato i PRG come il decreto Bersani richiedeva.

Nessuno mette in discussione che un riequilibrio ci doveva essere e che la Lombardia aveva bisogno di una presenza più diffusa della grande distribuzione. Ma i risvolti negativi dell’espansione selvaggia sono numerosi. Abbiamo costretto milioni di lombardi a prendere l’automobile per fare la spesa intasando vie già di grande traffico ed inquinando. Abbiamo provocato il degrado di parecchie periferie e centri storici per la chiusura di tantissimi negozi e la nascita di un numero insufficiente di punti di media distribuzione. Vediamo interi comuni della nostra regione desertificati dal punto di vista commerciale.

Sul commercio hanno agito due componenti all’interno del centrodestra lombardo, entrambe negative: una che voleva lasciar mano libera alla grande distribuzione, l’altra che vedeva nella grande distribuzione il nemico da battere. Gli anni dell’Assessore Guglielmo e del regolamento 3/2000, da noi impugnato al TAR per illegittimità, in applicazione della legge regionale 14/99, applicativa a sua volta del dlgs 114/98, hanno visto vincere la prima componente. Questo atto programmatorio ha visto totalmente espropriato il Consiglio Regionale dei suoi poteri e ha dato totale discrezionalità alla Giunta Regionale in materia di programmazione e autorizzazione della grande distribuzione. La crescita è stata il triplo di quella che si era programmato. Abbiamo vinto al TAR, ma il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva della validità del regolamento che ha potuto così produrre i suoi effetti nefasti.

Lega e Alleanza Nazionale in quel periodo hanno dovuto subire. Ora mettono in campo il il tentativo di difesa ad oltranza della piccola distribuzione, non però con una politica organica: si pensa infatti di poter salvare i piccoli negozi semplicemente impedendo la realizzazione di media e grande distribuzione. Insomma il centrodestra sembrerebbe passare dalla totale liberalizzazione al blocco totale.

Noi dobbiamo essere fautori invece di un sistema distributivo armonico, come afferma il decreto Bersani.

Per far questo dobbiamo mantenere il principio della liberalizzazione per l’apertura dei piccoli negozi, affermare e favorire la possibilità di espansione della media distribuzione con autorizzazione comunale e con la predisposizione dei PRG che la prevedano espressamente, specialmente nei centri comunali medi e grandi o, là ove molto piccoli, intercomunale, e inserire la grande distribuzione nella programmazione regionale e, in particolare, provinciale.

Dobbiamo rendere evidente che la distribuzione è uno dei cardini di un equilibrato sviluppo economico e territoriale.

Per questo è necessario stimolare l’innovazione della piccola impresa commerciale che deve rimanere sul territorio come uno degli elementi di qualificazione, dobbiamo aiutarla con la defiscalizzazione come abbiamo fatto, anche se in modo parziale, su nostra proposta, con la legge sui piccoli comuni, IRAP ridotta per un quadriennio, con l’associazionismo, con incentivi all’ammodernamento e alla professionalizzazione che pure la legge regionale 13/00 prevede con risorse insufficienti.

Dobbiamo essere attenti ai bisogni dei commercianti quando non difendono corporativamente la categoria, ma vogliono invece essere più efficienti e qualificare la loro presenza nel tessuto urbano. Anche le scelte urbanistiche, se è vero che i negozi sono importanti per mantener vivi i centri storici, devono tener conto delle loro osservazioni.

E’ necessario essere attenti anche alle piccole cose. Nel programma di intervento per la qualificazione delle piccole imprese commerciali 2004/2006 abbiamo ottenuto l’introduzione di finanziamenti per automezzi degli ambulanti. Là ove c’è desertificazione commerciale questa forma di vendita al dettaglio diventa l’unica praticabile; e può rivelarsi utile anche per diversificare la scelta e calmierare i prezzi in altri contesti territoriali. Abbiamo ottenuto anche che fossero aiutate campagne promozionali dei piccoli negozi per propagandare offerte dei loro prodotti per far sì che le campagne pubblicitarie non siano monopolio esclusivo della grande distribuzione.

Attenzione va posta anche ad un’espansione della media distribuzione, presenza probabilmente sottodimensionata nella nostra regione che potrebbe avere funzione positiva di innovazione del settore, specialmente nelle città e nei comuni di media dimensione, senza l’impatto sul territorio, molte volte invasivo, del grande centro commerciale.

Là invece ove si pone un problema della grande distribuzione è necessario sapere che bisogna d’ora in poi essere molto selettivi. Le compatibilità commerciale, ambientale, territoriale ed urbanistica e viabilistica che devono essere verificate per l’autorizzazione all’apertura di grandi centri commerciali e l’articolazione territoriale (metropolitana, montana, di pianura, ecc.) che individua i vari ambiti nei quali è più o meno accettabile un tale insediamento, a vanno nella giusta direzione di un’efficace programmazione. In questo senso il Piano triennale per lo sviluppo del settore commerciale 2003/2005 può essere visto come un passo positivo verso una seria programmazione nella nostra regione. A monte, per rafforzare la programmazione, dovrebbe anche essere rivista la legge 14/99 che il programma attua.

E’ necessario ribadire con ancora più forza che non ci può essere un nuovo insediamento della grande distribuzione senza che ciò sia previsto dal PTCP. Va anche rivisto il tema degli accordi di programma. Non è possibile che quando si deve costruire un’opera pubblica, riqualificare un’area, l’unica possibilità è quella di inserire nell’accordo di programma un grande centro commerciale!

E’ anche necessario studiare quelle modifiche che devono portare riequilibrio rispetto alle diseconomie che la collocazione di un grande centro commerciale provoca sui comuni limitrofi che non beneficiano dell’ICI o degli oneri di urbanizzazione e sono invece penalizzati in termini di traffico e di inquinamento e di danno alla propria rete commerciale.

Insomma c’è bisogno a livello regionale, provinciale, comunale di una politica integrata del commercio. Deve essere costruita con gli operatori, con le loro associazioni, con le associazioni dei consumatori interessate ad avere un sistema il più efficiente possibile.

Dobbiamo denunciare l’assurdità della politica del centrodestra che rinuncia alla programmazione e di volta in volta cede a forti interessi della grande distribuzione o difende corporativamente piccoli commercianti al solo scopo di carpirne il consenso a fini strumentalmente elettorali.

Noi proponiamo una politica commerciale equilibrata, capace di interpretare l’interesse generale, che sia da stimolo a una riqualificazione del tessuto urbano e della convivenza sociale nella nostra Regione.

 

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