Cultura e spettacolo: poche risorse e poca trasparenza

(aggiornato al 16 marzo 2005)

 

A 15 giorni dalla scadenza elettorale, Roberto Formigoni ha incontrato un gruppo di operatori dello spettacolo dal vivo, su sollecitazione del presidente dell’Agis lombarda Fiorenzo Grassi e di Monica Gattini Bernabò del Teatro Litta di Milano. Nel corso della legislatura che sta per chiudersi, i due esponenti del mondo culturale insieme a molti altri operatori hanno più volte incontrato i consiglieri del gruppo regionale Ds, che si è fatto portavoce delle loro richieste attraverso interrogazioni alla Giunta, emendamenti al bilancio e verifiche dei finanziamenti erogati dall’assessorato. Il gruppo ha anche promosso la stesura di un progetto di legge di riforma del settore della cultura.

Le proteste degli scorsi mesi hanno dato visibilità alle rivendicazioni che gli operatori culturali, soprattutto quelli dello spettacolo, stanno portando avanti da alcuni anni. Nessuna risposta concreta è stata finora data dal governo nazionale, da quello regionale e dalle autorità cittadine milanesi.

Di seguito, un breve riassunto delle questioni che stanno agitando il mondo della cultura in Lombardia.

FUS. Lunedì 21 febbraio il cinema italiano si è dato appuntamento in piazza a Roma, per una manifestazione di protesta indetta dall’Agis: motivo dell’agitazione, gli annunciati tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo, che dal 1985 stanzia annualmente i fondi destinati alle attività del settore.

Già da tempo l’Agis lamentava la costante diminuzione dei contributi pubblici che vengono ripartiti tra le regioni. In Lombardia, portavoce del malessere è stato il vicepresidente vicario Fiorenzo Grassi, che ha partecipato anche ad alcuni seminari promossi dal gruppo Ds.

Grassi, insieme a numerosi altri esponenti del mondo della cultura lombarda, ha sostenuto la stesura di un progetto di legge di iniziativa dei gruppi di opposizione in Consiglio Regionale, che propone l’istituzione di un Fondo Regionale per lo Spettacolo e agevolazioni per l’accesso al credito da parte degli operatori. Il progetto introduce anche la pianificazione triennale degli interventi regionali nel settore della cultura e il riconoscimento degli Istituti di rilevanza regionale.

Scala. Martedì 22 febbraio i lavoratori del Teatro alla Scala hanno risposto all’appello dei sindacati che hanno proclamto lo sciopero per la prima de “La Dama di picche” e di tutte le altre prime che seguiranno nel corso della stagione, e si sono riuniti in assemblea nella sala del Piermarini: la richiesta sollevata è stata quella di una maggior trasparenza nella gestione patrimoniale e nei rapporti con i lavoratori, e l’avvio di un confronto aperto sui temi strategici per il futuro della Scala.

Il confronto però non ha avuto luogo, anzi. Il 24 febbraio il cda del Teatro alla Scala ha deciso per una risoluzione del rapporto con il sovraintendente Carlo Fontana, sostituito nell'incarico dal maestro Mauro Meli. Lo stesso giorno, in serata, l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Salvatore Carrubba ha presentato le sue dimissioni, dopo sette anni di servizio nella giunta Albertini. Il 28 febbraio, data in cui era stato convocato un Consiglio straordinario sulla Scala, il sindaco Albertini e la sua maggioranza hanno deciso di non presentarsi alla seduta facendo così mancare il numero legale. La seduta è stata rinviata al 14 marzo.

Nel frattempo il caso Scala è arrivato fino in Senato, dove un gruppo di parlamentari dell’Unione hanno chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare per fare luce sul futuro del più importante teatro lirico italiano. Margherita Soliani, Giampaolo D’Andrea, Alberto Monticone (Dl), Maria Chiara Acciarini, Vittoria Franco, Luciano Modica, Maria Grazia Pagano, Fulvio Tessitore (Ds), Fiorello Cortiana (Verdi) e Maria Rosaria Manieri (Sdi) hanno chiesto la ricostruzione dell’intera vicenda della Scala, a partire dalla scelta di allestire il Teatro degli Arcimboldi nell’area Bicocca fino al recente licenziamento del sovrintendente Fontana. I senatori domandano di individuare e precisare il ruolo dei differenti protagonisti pubblici e privati nella vicenda e le strategie che il CdA intende promuovere.

Intanto i lavoratori hanno continuato a riunirsi in assemblea e ad esprimere una posizione intransigente: nessuna trattativa, le richieste esplicitate nel documento firmato dalle segreterie Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Fials-Cisal e Rsa del Teatro alla Scala sono le dimissioni e l’annullamento degli atti del CdA.

Il sindaco Albertini non ha mostrato intenzione di attivare il confronto con le parti: né con i sindacati, ai quali manda a dire che le maestranze non hanno alcuna voce in capitolo sulla scelta del Sovrintendente e sulle eventuali dimissioni del Cda; né coi senatori dell’Unione, che addita come ignoranti della legge istitutiva del Teatro, che vede le istituzioni pubbliche in minoranza, e ai quali risponde dunque che l’unica via d’uscita per cambiare le cose sarebbe la modifica di quella legge “voluta – ricorda per inciso – dal governo di centrosinistra”.

I sindacati e i Ds hanno giudicato “arrogante, autoritaio e inadeguto” il sindaco che “inasprisce ulteriormente le tensioni invece di tentare di appianarle”.

La senatrice Soliani, prima firmataria della richiesta di indagine conoscitiva, invita il sindaco milanese ad argomentare, in sede di audizione in Commissione Istruzione del Senato, le affermazioni diramate dalle agenzia di stampa e dai giornali.

Il 7 marzo è stato nominato il nuovo Assessore alla Cultura: Stefano Zecchi, critico d’arte e direttore di Brera, prende il posto del dimissionario Salvatore Carrubba.

L’8 marzo, il sindaco Albertini è tornato su posizioni aggressive, accusando l’ex sovrintendente Fontana di aver concesso negli ultimi tempi del suo mandato aumenti di stipendio e gratificazioni ai lavoratori. L’accusa è stata espressa nel corso di una trasmissione televisiva in onda su Telelombardia. Fontana risponde prontamente al sindaco, chiarendo la sua posizione e chiedendo una smentita ad Albertini. Lo stesso giorno, Riccardo Muti in una lettera al Corriere della Sera rompe finalmente il silenzio e afferma di essere “sempre stato dalla parte dei lavoratori”.

Il Cda della Scala ha ratificato la nomina di Meli quale nuovo sovrintendente venerdì 11 marzo, decidendo anche un incremento degli stanziamenti di dieci milioni di euro.

Nel pomeriggio Albertini ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori scaligeri, che hanno confermato lo stato di agitazione. Parlando coi giornalisti, Albertini ha accusato Penati di essere un dissidente, perché i rappresentanti della Provincia “partecipano alle riunioni dei lavoratori ma poi si astengono, in seno al Cda di cui sono membri, sulla proposta conferire alla Fondazione 10 milioni di euro in più”. Domenica 13 marzo si è svolta al Conservatorio l’assemblea dei loggionisti, a cui ha preso parte anche il neoassessore alla cultura del Comune di Milano Stefano Zecchi.

La seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Milano del 14 marzo dedicata alla questione Scala si chiude con toni polemici accesi: i sindacati e lo stesso Carlo Fontana minacciano di adire le vie legali contro le pesanti accusi di Albertini, che ha messo in dubbio la correttezza dell’ex sovreintendente nella gestione dei contratti del personale. La seduta, inoltre, è stata sospesa prima che fosse messo ai voti un ordine del giorno firmato dai consiglieri dell’Unione in cui si chiedeva la nomina di un nuovo CdA del Teatro.

Intanto, alla Commissione Istruzione del Senato sono iniziate le audizioni con le parti: sopo i rappresentanti sindacali, il 15 marzo è stata la volta di Meli.

Il 16 marzo, il baritono Zecchillo, segretario nazionale dello Snaal (il Sindacato nazionale autonomo artisti lirici) ha presentantoin procura un esposto in cui chiede l’avvio di indagini per “accertare la veridicità di quanto riporta la stampa su presunte irregolarità amministrative e contabili al Teatro alla Scala”.

Albertini, di fronte all’inasprirsi dello scontro, ha minacciato il commissariamento del Teatro, “inevitabile – ha detto – se la conflittualità continuerà, obbligando il Governo ad azzerare il Cda”.

Sul tema della Scala, il gruppo regionale Ds ha dedicato attenzione nel corso della legislatura, stigmatizzando la contrazione dei finanziamenti regionali da parte dell’assessore Albertoni e proponendo, ad ogni scadenza di bilancio, emendamenti volti a incrementare le risorse impegnate.

(leggi il comunicato strampa ).

Milano. Mercoledì 23 febbraio leggiamo su Repubblica che il Comune di Milano dovrà operare una scelta tra le priorità negli investimenti per il 2005, a fronte di una riduzione dei fondi a disposizione. La decisione finale deve ancora arrivare, ma già trapela l’orientamento di bloccare gli investimenti per la cultura: a rischio, in particolare, la Città delle Culture all’ex Ansaldo e la Biblioteca Europea. I timori trovano conferma l’8 marzo, con l’approvazione in Giunta del piano delle opere pubbliche, che dimezza i fondi per la cultura e cancella stanziamenti già previsti per il Planetario, per la Città delle Culture, per il progetto “Museo del presente” alla Bicocca e per la riqualificazione del Piccolo di via Rovello.

Rai. Nel corso della legislatura, il gruppo consiliare Ds ha sostenuto più volte le ragioni dei lavoratori della Rai di Milano, che hanno denunciato la mancanza di una sede adeguata, un grave ridimensionamento del personale, la carenza di una progettualità creativa che possa restituire alla Rai milanese un ruolo di creazione e produzione culturale e lavorativa (leggi la mozione urgente ).

Giudizi negativi sono stati espressi dal capogruppo Pierangelo Ferrari, nel periodo di crisi del Cda della Rai in cui sedeva Ettore Albertoni (leggi il comunicato stampa ) e da Luciano Pizzetti, che ha denunciato negli scorsi giorni la sostituzione senza preavviso di un giornalista che seguiva il processo Imi-Sir (leggi il comunicato stampa).

Dialetti. E’ caduto sotto il tiro incrociato degli equilibri precari della maggioranza di centrodestra il progetto di legge di iniziativa della Lega che ha tentato di introdurre l’insegnamento dei dialetti nelle scuole lombarde. Poco gradito da Alleanza Nazionale, più propensa a introdurre l’obbligatorietà del latino, indifferente a Forza Italia, osteggiato dalle opposizioni, il progetto è stato respinto dall’aula consiliare.

Questo non ha impedito all’Assessore Albertoni di portare avanti, nel corso della legislatura, una sua personale politica di finanziamento alle iniziative più varie di natura “localistica”: battaglie in costumi medievali, kermesse di appassionati del celtismo, gruppi e associazioni dedite a qualunque attività legata al mondo dialettale hanno ricevuto il costante sostegno della Regione. I Ds non hanno criticato la scelta di approfondire il tema delle tradizioni locali, ma le modalità con cui tale orientamento è stato attuato: al di fuori da una seria pianificazione e con finanziamenti concessi senza alcun effettivo criterio di verifica della serietà degli operatori e della qualità delle attività proposte.

In una nota elaborata in dal gruppo regionale, sono messi in evidenza gli sprechi di risorse della Direzione Generale Culture e identità locali.

 

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